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“Capitalism – A Love Story”, l’addio di Michael Moore

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Capitalism – A Love Story” è stato presentato dal suo regista Michael Moore come il suo ultimo film documentario. Michael Moore ha cominciato a girare documentari “impegnati” venti anni fa e oggi, dopo aver argomentato grosso modo tutte le questioni salienti dell’America, sembra destinato ad abbassare il sipario. “Bowling in Columbine”, “Farhenheit 9/11”, “Sicko”, per dirne alcuni, sono stati titoli impegnati che Michael Moore ha voluto consegnare al pubblico di tutto, per esprimere e denunciare i “mali” della sua amata patria.

Presentato in concorso alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, acclamato da critica e pubblica, “Capitalism – A Love Story” è un melodramma d’inchiesta sulla storia del capitalismo nel nuovo continente. Da Bush e Obama, partendo da Roosevelt e Reagan, l’immagine del capitalismo americano che ne esce fuori è, senza ombra di dubbio, quello del protagonista colpevole della tragedia in atto. La tesi è semplice: con la crisi di questi anni, il capitalismo potrebbe e dovrebbe morire, una volta per tutte.

Capitalismo non è democrazia, socialismo, giustizia. Capitalismo è qualcosa di scomodo, malefico, marchingegnoso. Divertente e intelligente, “Capitalism – A Love Story” è la fotografia Michael Moore al quadrato, per l’ultima volta, prima di impegnarsi nel cinema di finzione. E non vediamo l’ora. 

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